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La responsabilità educativa degli YouTuber e la nuova “Modalità con Restrizioni” di YouTube

Internet in tutte le sue varie forme è parte della mia vita da quasi 20 dei miei 35 anni. Lo uso, lo osservo e ci lavoro quotidianamente, approfondendo a volte cose molto lontane dai miei interessi e dalla mia fascia di età. Gli YouTubers per esempio sono uno dei fenomeni che osservo con particolare interesse perché suscitano in me una grande curiosità di tipo imprenditoriale, sociologico ed editoriale. Guardando con attenzione i loro video e soprattutto leggendo i commenti che ne seguono cerco infatti di capire come questi ragazzi siano in grado di fare impresa producendo contenuti video e interagendo abilimente con agenzie, follower e aziende.

YouTube contiene un universo di contenuti e una pluralità di personaggi quantificabile solo numericamente. L’influenza che alcuni video e i loro protagonisti hanno nella nostra quotidianità non è più una fissazione da markettari venditori di fumo. Le video recensioni, i tutorial, i vlog, le challenge, gli esperimenti sociali, le interviste di coppia e gli altri format video che quotidianamente affollano la piattaforma arrivano a un pubblico talmente ampio e recettivo da avere un oggettivo valore economico che gli YouTuber hanno imparato a monetizzare ed alimentare.

Ma chi sono gli YouTuber?

Domanda complessa e dalla risposta degna di un lungo approfondimento. Fino a qualche tempo fa avrei dato dello YouTuber solo al ragazzino che si riprende mentre gioca a un videogame o una ragazzina che spiega come truccarsi (perdonate la generalizzazione di gender). Oggi però, grazie al grande successo di alcuni personaggi che definirei TubeStar e alla disinformazione di articoli come Adolescenti, giocherelloni e ricchissimi: chi sono i Paperoni italiani di YouTube del Corriere, YouTube non è solo una fonte di notorietà, ma anche di guadagno.

L’influenza dei video sui ragazzi e le ragazze tra i 5 e i 16 anni è una cosa che conoscono benissimo sia i genitori che gli operatori del settore. Basti guardare agli eventi, ai libri, ai film e alle partecipazioni a programmi televisivi in cui le TubeStar ricoprono un ruolo sempre maggiore. Addirittura, come nel caso di Frank Matano o Diego Bianchi, si è passati meritatamente dagli scherzi telefonici di Frank e la cronaca del Grande Fratello di Zoro, alla conduzione (e creazione) di programmi televisivi come le Iene e Gazebo. Ecco, se loro oggi non sono più considerati YouTuber ma uomini di spettacolo, in un certo senso anche le TubeStar sono degli artisti.

Chi oggi lavora producendo e pubblicando video su YouTube infatti non è più un ragazzino/a che, senza vergogna, si registra mentre fa quello che gli piace, ma è un professionista delle nuove forme di intrattenimento con tutto ciò che ne deriva. Fare lo YouTuber professionista infatti significa pubblicare almeno due video al giorno, acquistare gli strumenti per le riprese e il montaggio, editare i video, intessere relazioni cone le agenzie e le aziende, creare il proprio network, gestire la fiscalità, leggere i commenti e cercare i contenuti di maggior rilievo. Insomma, sembra tutto facile ma non lo è, sia perché da un punto di vista tecnico ci sono delle difficoltà e delle abilità da acquisire, sia perché per riuscire ad avere delle entrate dignitose è necessario essere molto costanti. Insomma, facendo le dovute differenze rispetto allo spessore degli argomenti trattati, uno YouTuber non è molto differente da un giornalista. Entrambi infatti passano gran parte della giornata a ricercare informazioni, fare network e produrre contenuti.

Ovviamente un pezzo sulla riforma elettorale o sulla Brexit non ha lo stesso spessore del gameplay (ripresa del gioco in diretta) di Minecraft, ma diciamo che il compito informativo e d’intrattenimento rispetto al target di riferimento è abbastanza simile. Anche YouTube si è reso conto del valore degli autori che popolano la sua piattaforma che infatti definisce Creator e ai quali dedica molte risorse. Dopotutto ricordiamoci che i soldi che arrivano agli YouTuber sono solo una piccola parte di quelli incassati dalla pubblicità presentata durante i video, ma che in gran parte vengono utilizzati per l’onerosissima gestione del sito che solo un gigante come Google riesce ad offrire gratuitamente.

Fatta quindi questa premessa, veniamo a ciò che dopo mesi di osservazioni mi ha spinto a scrivere questo articolo, e cioé la nuova policy di YouTube chiamata “Modalità con restrizioni”. Sul Blog ufficiale trovate il post originale, ma in estrema sintesi quello che Google ha intenzione di di fare è creare una versione pulita della piattaforma nascondendo la visione dei video contenenti linguaggio non appropriato, scene di violenza e video in cui argomenti delicati come sesso, droga e alcol vengono trattati con leggerezza. La creazione di questa modalità sta portando abbastanza scompiglio tra gli YouTuber professionisti che, ovviamente, rischiando di veder diminuire le visualizzazioni, diminuiranno giocoforza sia le entrate pubblicitarie che gli accordi di sponsorizzazione.

Nei video del famoso FaviJ e dei due brillanti Quei Due sul Server da cui ho preso spunto per questo articolo, alla piattaforma viene contestata una forma di censura, l’incapacità tecnica di rilevare correttamente parole e contenuti, oltre che ovviamente la potenziale diminuzione degli introiti. La “Modalità con Restrizioni” di Google però non è però solo un modo per censurare le parolacce o le scene di violenza dei videogiochi. Quello che Google sta cercando di mettere in atto è il passaggio da una piattaforma di diffusione incontrollata di contenuti generati dagli utenti, ad una di Broadcasting come la Rai, Mediaset o Sky. Gli YouTuber sono artisti e professionisti pagati in parte dal sistema di raccolta pubblicitaria di Google che oltre agli spot gli rende disponibile gratuitamente anche la tecnologia per la diffusione su larghissima scala.

L’intrattenimento creato da questi YouTuber è però spesso infarcito da un linguaggio e da allusioni poco educative e molto dozzinali. E con questo non voglio dire che la parola cazzo debba essere censurata o che si debbano fare solo video fiabe per bambini ma, cari YouTuber, voi sapete di essere degli esempi per i ragazzini come per voi erano Holly e Benji, Ken il Guerriero o i Power Rangers (mi riferisco al linguaggio, non ai contenuti violenti)? Conoscete il vostro pubblico di riferimento perché lo incontrate agli eventi, ma forse non sapete che poi tornati a casa questi ragazzi adottano esattamente il vostro stesso linguaggio e sapete come me ne sono accorto? Tutti i lunedì prima di Capoeira ci sono i ragazzini di Parkour che hanno esattamente l’età del vostro pubblico medio. Li sento parlare negli spogliatoi e non fanno altro che dirsi “figlio di troia”, “muori bastardo”, “fattela mettere nel culo” e infine “è stato epico”. Dopo aver visto molti dei video di gaming più diffusi, non posso non trovare una profonda somiglianza linguistica e, da genitore, se sapessi che mio figlio consuma contenuti simili per poi imitarne il linguaggio, non esiterei a vietarglieli senza la minima remora e senza preoccuparmi di approfondire.

Quello dell’educazione dei minori è un campo minato in cui, i censurati urlano al bigottismo, mentre i censuratori si ergono a giudici della verità; pochi però riescono a ricordare i tempi della propria infanzia adattandoli ai moderni strumenti di comunicazione. Per me la “Modalità con Restrizioni” non è un modo per evitare di far sentire le parolacce o le allusioni ai ragazzini, ma è una strategia per filtrare la violenza gratuita di alcuni canali e per riconoscere la responsabilità educativa che i nuovi produttori di contenuti hanno acquisito sostituendo quello che faceva fino a 20 anni la televisione per ragazzi. Quello che Google sta cercando di moderare non è quindi uno spogliatoio di ragazzini disordinati e puzzolenti, ma un mass media frammentato e asincrono come YouTube che ormai sui giovani ha molta più presa della TV, del circolo amicale e a volte della famiglia stessa. Questo passo in avanti renderà i contenuti più fruibili e, passatemi il termine, anche più monetizzabili dal momento che il successo di un certo tipo di intrattenimento su un determinato target di pubblico è sempre gestito dai genitori che possono in qualsiasi momento impedire l’accesso a internet e azzerare le spese in videogame, giocattoli etc.

Da professionista del settore digitale, da ex videogiocatore, da amante della tecnologia, da laureato in Filosofia e da aspirante genitore quindi non posso che accogliere con piacere la “Modalità con Restrizioni” perché porterà sicuramente a una riflessione da parte dei produttori, anche se una maggiore conoscenza anche da parte dei genitori non sarebbe male. I maggiori problemi con Internet sono infatti causati dall’ignoranza dei genitori che abbandonano i figli davanti a un pc senza dargli un riferimento valoriale che gli consenta di distinguere il bene dal male e gli esempi da seguire rispetto all’intrattenimento fine a se stesso.

Di seguito i video di FaviJ e Quei Due sul Server che spiegano le loro motivazioni. Il primo scivola in una critica di pancia poco costruttiva, mentre i secondi argomentano abbastanza bene, ma entrambi sorvolano sul ruolo educativo e sulla questione legale per cui pubblicando su YouTube devono sottostare alle sue policy. Lo scandalo della censura infatti può essere aggirato da chiunque con l’apertura di un proprio sito con tutte le difficoltà tecniche e i costi connessi, ma fintanto che si sfruttano servizi gratuiti bisogna sottostare alle alle aziende che li erogano. That’s business!